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Il Pino silvestre

Il Pinus sylvestris (pino silvestre) è una delle conifere più apprezzate nel bonsai per l'aspetto naturale del tronco, la corteccia che con l'età si desquama assumendo tonalità rossastre e la notevole longevità.
È una specie a una sola cacciata vegetativa annuale, caratteristica che richiede interventi tecnici ben pianificati, poiché gli errori difficilmente possono essere corretti nello stesso anno.
Andiamo a scoprire le sue caratteristiche in questo articolo....

Pubblicato il: 24 Luglio 2026

Questa settimana approfondiamo una specie molto amata nel mondo bonsai: "Pinus sylvestris" conosciuto come pino silvestre, nella sua forma a una cacciata stagionale. Specie tipica dei climi freddi e montani, affascina per il suo tronco che si desquama a placche color ruggine, la corteccia matura che diventa profondamente fessurata e la straordinaria capacità di trasmettere forza e naturalità anche su esemplari di piccola taglia. È una pianta resistente, molto longeva e non produce una seconda serie di germogli nell'anno, quindi richiede un lavoro mirato e preciso.

IRRIGAZIONE: va irrigato con criterio. Ama avere le radici in un substrato che si asciuga tra un'annaffiatura e l'altra. Teme il ristagno idrico più del secco. In estate necessita di regolarità, riducendo molto con il freddo. Mai esagerare con l'acqua. In estate cercate di bagnare al mattino o ancora meglio durante le ore più calde: il silvestre apprezza lo shock termico e asciuga più velocemente riducendo il rischio di marciumi. Evitate la sera in estate quando le temperature superano i 10°: è il momento migliore per far sviluppare tracheomicosi. Per sapere quando bagnare, se fate fatica a leggere il terreno, utilizzate la tecnica del sasso mettendone uno in superficie di diametro 30-40mm: per sapere quando il terreno è asciutto basterà alzarlo e vedere se c'è umidità sotto il sasso sul terreno. A volte siamo convinti che il terreno sia asciutto ma all'interno del vaso è ancora umido, il sasso blocca la traspirazione dell'acqua per via capillare che noi non vediamo.

SUBSTRATO: fondamentale un substrato molto drenante. Pomice, lapillo e akadama in percentuali variabili permettono ossigenazione radicale ed evitano marciumi. La miscela 1:1:1 funziona bene. Io in genere inserisco nella miscela anche kiryu o zeolite e lapillo come 10% per aumentare la ritenzione e il rilascio graduale di elementi, mantenendo comunque un drenaggio eccellente.

PIEGATURA E FORMAZIONE DEL TRONCO: il pino silvestre ha legno duro e fibroso che diventa molto rigido una volta lignificato. Si lavora da inizio autunno a fine inverno quando la pianta è a riposo e la resina circola meno. La pianta va coltivata almeno un anno prima in modo che arrivi all'operazione con vigore ottimale: un silvestre debole si spacca. Trucchetto fondamentale: tieni il tronco che vuoi piegare ben bagnato con uno straccio per qualche giorno prima del lavoro. L'umidità aumenta l'elasticità delle fibre e la corteccia si danneggia meno durante la piega. Prima di piegare, proteggi sempre la corteccia. Puoi usare rafia bagnata ben stretta, oppure in alternativa bende elastiche, esempio vecchi collant tagliati a strisce: stringendoli forte si tengono le fibre del legno compatte al momento della piega, evitando crepe e schianti. Il trucco tecnico è non solo piegare ma anche torcere leggermente il tronco o il ramo mentre si porta in posizione. La torsione limita la trazione sul lato esterno della curva e favorisce il compattamento delle fibre interne, riducendo il rischio di rottura. Dopo la protezione, applica filo di rame di diametro adeguato o usa tiranti per movimenti ampi.
Lascia tutto in posa anche 1-2 anni perché il legno ha molta memoria. Sul pino non c'è da preoccuparsi troppo dei segni del filo: con gli anni la pianta li elimina da sola grazie alla naturale desquamazione della corteccia. Se la pianta viene piegata in pieno inverno, va protetta dal freddo intenso e dal gelo perché le microfratture create dalla piega la rendono più sensibile. Dopo pieghe drastiche la pianta va lasciata crescere libera per almeno una stagione senza potature.

POTATURA: è essenziale e si fa tra fine primavera e inizio estate. Si riducono le candele allungate alla lunghezza adeguata, lasciando quelle più deboli intatte per equilibrare la vigoria. In inverno si usa anche il taglio indietro sui rami forti: si taglia la gemma apicale o la punta del ramo, avendo cura di lasciare sia gli aghi vecchi di un anno che quelli dell'anno in corso. Questo stimola il risveglio delle gemme dormienti a ridosso degli aghi vecchi, così in primavera la pianta emette nuove gemme più vicine al tronco. Durante l'autunno si rimuovono le crescite in eccesso per bilanciare la crescita della pianta.

PULITURA DEGLI AGHI VECCHI: si esegue in autunno quando gli aghi di tre anni iniziano a ingiallire naturalmente. Si rimuovono a mano o con pinzetta tirandoli nel senso di crescita. Si fa per tre motivi: primo, migliora l'arieggiamento e la penetrazione della luce all'interno della chioma, riducendo marciumi e malattie fungine. Secondo, indirizza l'energia della pianta verso gli aghi più giovani e produttivi. Terzo, permette di vedere meglio la struttura dei rami per impostare filatura e potature invernali. Non eliminare mai tutti gli aghi vecchi in una volta: lascia sempre quelli dell'anno e dell'anno precedente per non indebolire il ramo.

ARRETRAMENTO DELLA VEGETAZIONE: il silvestre non ricaccia dal legno nudo, quindi si arretra solo dove ci sono ancora aghi vivi. La tecnica chiave è il taglio indietro invernale: tra dicembre e febbraio si accorcia il ramo forte tagliando dietro, ma lasciando sempre 6-8 coppie di aghi dell'anno e 4-6 dell'anno precedente. Eliminando la dominanza apicale, la linfa attiva le gemme dormienti alla base degli aghi vecchi rimasti. A maggio spuntano 2-3 nuove candele più vicine al tronco. Fondamentale abbinare: pulitura aghi vecchi in autunno per esporre le gemme alla luce, pinzatura delle candele forti a giugno per ridistribuire energia ai rami bassi, e concimazione generosa da marzo. Mai tagliare dove non ci sono aghi e mai pinzare le candele deboli, altrimenti il ramo non arretra e secca.

FILATURA: i rami giovani sono flessibili ma lignificano in fretta. La legatura dovrebbe essere effettuata da inizio autunno a inizio primavera o subito dopo l'accorciamento delle candele. Se si devono filare rami con grossi diametri, proteggi con rafia o strisce come detto nella piega nei punti di maggior tensione, per evitare che il rame grosso peli eccessivamente il ramo indebolendolo.

POSSIBILITÀ DI SECONDA CACCIATA: Pur essendo un pino a una cacciata, il silvestre in forte vigore e ben preparato può essere indotto a emettere una seconda vegetazione nello stesso anno. Non c’è una data precisa: il momento giusto è quando gli aghi nuovi si staccano dal germoglio e iniziano a dividersi. In quella fase, invece di pinzare, si rimuove il germoglio completo. La pianta, se in salute e correttamente concimata prima e dopo con ammendanti, emetterà nuove gemme che svilupperanno intorno a giugno e avranno aghi maturi a fine settembre, contro la normale maturazione di metà giugno. È una tecnica che richiede piante molto vigorose e tempi variabili da zona a zona e da pianta a pianta. Con il silvestre ottenere vegetazione folta è comunque tra i più facili, e le tecniche restano semplici.

CONCIMAZIONE: generosa durante tutta la fase vegetativa. Fornisci nutrimento tutto l'anno, fino a quando le temperature non si abbassano eccessivamente. Usa organico a lenta cessione per non allungare troppo gli aghi.

RINVASO: preferibilmente a inizio primavera, quando le gemme iniziano a gonfiarsi ma prima che le candele si allunghino. Mai disturbare troppo le radici: elimina massimo 30% e conserva sempre parte del micelio di micorrize.

PINZATURA: da eseguire sulle candele in tarda primavera. Si accorciano solo le candele più forti e lunghe per distribuire la forza verso le zone deboli. Non si taglia tutto come nel due cacciate, altrimenti indebolisci la pianta. Limita o evita la pinzatura negli anni in cui hai effettuato rinvasi importanti e la pianta ha apparati radicali debilitati: in quel caso lasciala crescere libera per recuperare vigore.

PUNTI CHIAVE DA NON DIMENTICARE SE SI COLTIVA SILVESTRI: Con il silvestre a una cacciata tutto quello che non fai entro giugno non lo recuperi più nell'anno, visto che è una pianta che caccia normalmente una volta. Il movimento va deciso presto e la torsione durante la piega è quello che salva i tronchi spessi dal crack.

Sintesi

Il Pinus sylvestris (pino silvestre) è una delle conifere più apprezzate nel bonsai per l'aspetto naturale del tronco, la corteccia che con l'età si desquama assumendo tonalità rossastre e la notevole longevità. È una specie a una sola cacciata vegetativa annuale, caratteristica che richiede interventi tecnici ben pianificati, poiché gli errori difficilmente possono essere corretti nello stesso anno.

La coltivazione si basa su un substrato altamente drenante, composto principalmente da pomice, akadama e lapillo, con eventuali integrazioni di kiryu o zeolite. Il pino silvestre teme maggiormente i ristagni idrici rispetto alla siccità e preferisce che il terreno si asciughi parzialmente tra un'irrigazione e l'altra. Durante l'estate è consigliabile irrigare nelle ore più calde della giornata, evitando le annaffiature serali con temperature elevate per limitare il rischio di malattie fungine.

Le operazioni di formazione del tronco e dei rami si eseguono nel periodo di riposo vegetativo, dall'autunno alla fine dell'inverno. Prima delle pieghe è fondamentale proteggere la corteccia con rafia o materiali elastici e mantenere il legno ben idratato per aumentarne l'elasticità. La combinazione di piega e leggera torsione riduce il rischio di rotture, mentre il filo di rame può rimanere applicato anche per lunghi periodi.

La potatura si concentra sulla riduzione selettiva delle candele più vigorose e sul taglio di ritorno invernale, lasciando sempre aghi vitali affinché possano svilupparsi nuove gemme arretrate. La pulizia degli aghi vecchi migliora aerazione, illuminazione interna e salute della chioma, favorendo anche la formazione di nuova vegetazione.

Il pino silvestre non ricaccia dal legno completamente nudo, pertanto tutte le tecniche di arretramento devono essere eseguite mantenendo aghi vivi sui rami. In condizioni di eccezionale vigore è possibile indurre una seconda emissione vegetativa attraverso la rimozione completa del germoglio nel momento corretto, ma si tratta di una tecnica avanzata applicabile solo a piante perfettamente sane.

La coltivazione richiede inoltre concimazioni abbondanti ma controllate, preferibilmente con fertilizzanti organici a lenta cessione, e rinvasi moderati all'inizio della primavera, preservando parte delle micorrize. Il successo nella coltivazione del Pinus sylvestris dipende soprattutto dall'equilibrio tra irrigazione, drenaggio, nutrizione e tempistica degli interventi, rendendolo una specie molto gratificante ma che richiede precisione e osservazione costante.

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